IL SISTEMA DEI CREDITI SCOLASTICI NELLA RIFORMA MORATTI

 

Il sistema dei crediti e dei debiti scolastici, come è noto, introdotto con la legge di riforma dell’esame di stato dal ministero Berlinguer, è uno dei pochi provvedimenti scolastici del centrosinistra, insieme alla legge sul finanziamento delle scuole private, che il centrodestra si è ben guardato dal toccare. Nella sua forma attuale può sembrare semplicemente una razionalizzazione di gusto un po’americano del sistema di valutazione, in quanto per il momento l’attribuzione dei crediti dipende pressoché esclusivamente dal profitto scolastico e non è nient’altro che la traduzione in un’altra scala numerica della media dei voti. Tuttavia il sistema dei crediti assume un aspetto ben diversamente centrale in una scuola che teorizza e pratica dei percorsi formativi il più possibile frammentati e differenziati o personalizzati, secondo il linguaggio ministeriale.

In questo caso il sistema dei crediti scolastici viene ad assumere la funzione di equivalente  astratto della presunta quantità di formazione ricevuta e cioè la quantificazione di qualsiasi tipo di esperienza formativa che traducendosi in un numero diventa sommabile e paragonabile ad attività di genere diverso. Per fare un esempio l’alternanza scuola lavoro può reggersi solo se ogni attività di tirocinio e apprendistato si traduce in una quantità di crediti paragonabili a quelli conseguiti con i normali voti di profitto: siccome le due cose non sono paragonabili nella realtà, lo diventano grazie ai numeri. Infatti nella legge 53 si può leggere all’articolo 2 comma i:nel secondo ciclo, esercitazioni pratiche, esperienze formative e stage realizzati in Italia o all’estero anche con periodi di inserimento nelle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, sono riconosciuti con specifiche certificazioni di competenza rilasciate  dalle istituzioni scolastiche e formative. Come si può vedere nella scuola tracciata dalla riforma il profitto scolastico diventerà solo una delle variabili per ottenere un diploma; e questa osservazione non va letta tanto dal punto di vista di un rimpianto per la scuola “seria di una volta”, quanto per la costituzione di un mercato interno alla scuola pubblica in virtù del quale tutta una serie di soggetti, è da supporsi generalmente privati, pur non essendo delle vere e proprie scuole, sarà abilitato a iniziative di vario genere, riconosciute dalle scuole, che saranno tradotte in crediti.

Il sistema dei crediti può avere una funzione ulteriore nell’eliminazione definitiva del valore legale del titolo di studio, ma siccome questa non è prevista nella legge non occorre parlarne qui. Sicuramente questo sistema ha un significato ideologico molto forte come modello di trasmissione dei valori dell’individualismo accumulatore, essendo quasi una traduzione in termini pedagogici dei meccanismi di accumulazione privata che reggono la nostra società, a dimostrazione che la sedicente morte delle ideologie non vale per quelle del pensiero unico. Sicuramente il sistema dei crediti avrà una funzione positiva per gli organismi burocratici perché consentirà di registrare un calo dei tassi di insuccesso o abbandono scolastici, anche se questo non corrisponderà a un reale aumento dei saperi, ma solo al chiamare con un nome nuovo una cosa vecchia.

Sarà dunque importante nell’attesa di poter proporre una più vasta contestazione del meccanismo dei crediti, assumere una proposta per la difesa dell’unità dei percorsi didattici che non significa solo lotta alla frammentazione regionale del sistema dell’istruzione o al doppio canale, ma lotta anche contro la parcellizzazione individuale della scuola, che è poi quello che si fa già nella scuola dell’obbligo resistendo al portfolio.