PER UNA
CRITICA ANTIBERLINGUERIANA DELLA RIFORMA MORATTI
Ci
voleva il documento Bertagna perché illustri rappresentanti della
intellettualità che aveva prodotto la riforma Berlinguer, cominciassero a
battersi i petto o a far la faccia feroce e bypassassero, attraverso
un’analisi coerente e ben diretta della riforma morattiana, anche una critica
del processo di strutturazione della precedente berlingueriana.
L’intervento
di Maragliano e di Iosa sono, al proposito, molto eloquenti. Si tratta di
valutazioni decisamente condivisibili, particolarmente quello di Maragliano, così
denso e preciso nell’individuare i limiti dell’intervento politico del
centrosinistra, sostanzialmente succube anche dello strapotere residuale
dell’ex DC.
Ci
sarebbe da domandarsi perché Maragliano, identiche considerazioni non le abbia,
con altrettanta determinazione, professate anche un anno fa ma, come si diceva
una volta - non è mai troppo tardi!-.
Sempre
da Maragliano apprendiamo, finalmente, che la scuola repubblicana italiana è
stata, sino a poco tempo fa, sostanzialmente una scuola democristiana,
affermazione chiara e cristallina ma che è un po’ come scoprire l’acqua
calda.
Giustamente,
sia il Maragliano che il buon Iosa, affermano che nella critica al progetto
Morattiano, non possiamo eludere il confronto con la precedente riforma.
Giustissimo, infatti è triste piangere o chiudere le stalle quando i buoi sono
scappati.
La
riforma berlingueriana, accompagnata dai ben noti interventi “a mosaico”,
aveva già introdotto la non gratuità dell’istruzione scolastica (possibilità
per i consigli d’Istituto di richiedere contributi o “tasse” alle
famiglie); la figura del preside manager attraverso la brillante idea di corsi
di formazione appaltati a Confindustria; il “concorsone” per i docenti
(copiato dagli inglesi ma fallito anche là ); la riduzione dei posti di
sostegno; il” congelamento” del Tempo Pieno, considerato residuale; un
aumento del numero degli allievi per classe; una riforma dell’esame di stato
macchinosa, assolutamente non proiettata, come metodo, ai possibili studi
universitari; un primo attacco agli organi di rappresentanza con un sostanziale
progetto di riduzione delle componenti e con un rafforzamento dei meccanismi di
delega; infine, ma non ultimo, con un indecente sistema di controllo dei
meccanismi premiali e gerarchici introdotti (figure obiettivo e di sistema,
ecc.) attraverso una blindatura del sistema elettivo e di rappresentanza
sindacale.
Lo
stesso Berlinguer e la sua parte politica s’erano poi mostrati sempre alquanto
tiepidi in ordine all’applicazione sia delle nuove norme concordatarie che di
sentenze di TAR regionali. Il segnale che era stato mandato era di una supina
sopportazione delle spinte clericali che già s’avvertivano sostanziose.
Anche
il concetto d’obbligo scolastico era stato attaccato dallo stesso Berlinguer
con la sua famosa dichiarazione del 23 luglio del 1999 alla Camera.
Quando
l’onorevole Valentina Aprea, con aria maliziosa di sfida, apostrofa il Nostro
(Primo Piano del 19/12/01) affermando che la CDL sta portando avanti le
iniziative da lui lanciate, non si discosta tanto dal vero.
Certamente
la riforma Berilnguer, manteneva il perizoma di alcune attenzioni sociali, che
in quella morattiana sono scomparse, (forse perché l’arroganza dell’attuale
potere può ben superare anche ipocrite contraddizioni), ma i “novatori”
d’oggi possono ben pescare nel mare delle iniziative legislative del centro
sinistra.
Per
tutti questi motivi occorre quindi ben valutare i due ordini di progetto e stare
in guardia su cosa viene proposto d’alternativo.
Non
si deve dimenticare che anche le iniziative nate nel centro sinistra, sono
state, sovente, per non dir sempre, sottolineate da un’esigenza di risparmio
strutturale.
Gli
istituti comprensivi, ad esempio, per questo sono nati, con i loro oceanici
Collegi dei Docenti, con le innumerevoli commissioni e sottocommisioni che ne
conseguono, con le figure obiettivo assorbenti funzioni di preside (ma a costi
enormemente inferiori).
Oggi
si sente sproloquiare ed affermare la ricchezza didattica ed organizzativa dei
comprensivi; certo, i fiori crescono dappertutto....
E’
anche possibile che attraverso i comprensivi possa saldarsi un’esperienza di
sperimentazione didattica volta a creare un percorso unitario della scuola di
base, rimane il fatto che il motore fu di carattere economico.
Abbiamo
già visto, in passato, un simile processo nella Sanità; dai consorzi
sociosanitari, alle USL, alle ASL..
Sovente
la ristrutturazione e la razionalizzazione, se muovono anche per risolvere
storture amministrative e burocratiche, possono anche rivolgersi in un reale
attacco ai diritti conquistati dai cittadini.
Identica
strada ha percorso la riforma della scuola: a furia di parlare il linguaggio
degli altri, gli avversari politici e culturali, il centro sinistra è riuscito
a far entrare (con la scusa della limitazione del danno) nella carta
costituzionale, negli impianti legislativi ed anche nella testa della gente,
soprattutto della sua gente, l’idea che “privato è bello”, che la
sussidiarietà è un valore assoluto, che la Costituzione avesse un impianto
federalista nascosto.
Altra
perla: l’idea di modificare l’assetto del Ministero della Pubblica
Istruzione volgendolo in quello di Ministero dell’Istruzione è di
berlingueriana ed infausta memoria.
Qualcuno
ricorderà, si spera, l’accettazione (tutta derivata dalle gerarchie
cattoliche) che la scuola privata è pubblica (se, accettando soldi, si tinge
programmaticamente di ordinamento statale) pertanto loro rappresentanti dovevano
entrare di diritto nel Consiglio Nazionale della P.I.?
Insomma
caro Maragliano e caro Iosa, non attacchiamo Bertagna assumendo lo scudo di
Berlinguer. In parte sembra che il ceffone elettorale abbia svegliato qualcuno,
i nostri due paiono fra questi. Importante è che costoro cerchino ora il
confronto con quanti, a sinistra, sempre s’impegnarono per una critica serrata
e produttiva sulla riforma Berlinguer.
A
Iosa bisognerebbe ricordare il convegno del 1999 del CIDI a Cesenatico. Le
supponenze di Iosa erano allora ben diverse e l’attacco a chi esprimeva
critiche, condotto a tutto fondo, senza risparmio.
Ricorderà,
ancora, il nostro l’intervento del segretario confederale- scuola della CGIL,
così duro e feroce; giunse a definire “gente che aveva poca voglia di
lavorare..” gli oppositori all’idea di gerarchizzazione nella scuola.
E,
ancora, ricorda l’intervento dello psicologo Davide Galassi, alla presenza del
sottosegretario Masini, tutto teso a dimostrare le crepe ed i pericoli dentro la
riforma di Berlinguer? Lo ricorda Ispettore Iosa, ricorda il silenzio, il muro
di gomma, che a tali discorsi opponeva il convegno e la classe politica lì
presente?
Ora
Iosa può farsi anche un vanto di non essere né più proletario né più
comunista (queste dichiarazioni d’impotenza all’interno di un documento di
critica alla Moratti sono veramente patetiche, tuttavia, per sua informazione
sappia che ora appartiene alle “mezze classi”), ma forse una domanda corre
d’obbligo: non è che avete buttato via con l’acqua sporca (e ce n’era!)
anche il bambino?
La
situazione presente è serissima. Il governo attuale darà una verniciatina alle
sue proposte, sforbiciando qua e là ma l’impianto procederà egualmente.
Dovreste
avere il coraggio di dire, informando la gente, che nel 1994 si è firmato un
accordo internazionale (recepito dai rispettivi parlamenti dei paesi aderenti
all’Organizzazione Mondiale del Commercio per la definizione aggiornata
dell’AGCS, ossia dell’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi.
Questo
accordo prevedeva che entro il 2000 si avviassero negoziati finalizzati alla
liberalizzazione dei servizi, compresi SANITA’ ed ISTRUZIONE.
Le
trattative sono in pieno corso, così come procede, in Italia, la svendita della
rete delle farmacie comunali (bene pubblico altamente in attivo e con funzione
calmieratrice!) e il supertrattamento (per ora con bombola d’ossigeno, poi si
vedrà) delle condizioni economiche e normative delle scuole private, aprendo,
di fatto, il servizio pubblico della scuola agli appetiti, economici e culturali
di settori ben identificabili.
Non
vorremmo trovarci fra qualche anno, magari mutato il quadro politico a doverci
sentir dire: - così s’ha da fare… il riallineamento (all’Europa, all’OMC,
al FMI, ecc. ecc.) lo richiede... -
Nella
fase attuale sono da rafforzare i momenti di controinformazione fra la gente,
gli studenti, i docenti ma il tutto nella chiarezza, senza nostalgie di un
passato che è stato l’anticamera del presente.
Gabriele
Attilio Turci