PER IL RITIRO
DI TUTTE LE TRUPPE
PER LA CHIUSURA
DI TUTTE LE BASI
Se qualcuno si era illuso che con il nuovo governo di
centrosinistra ci sarebbe stato un cambiamento di rotta, non è occorso molto
tempo per doversi ricredere di fronte alle politiche sociali, economiche e
belliche messe in atto.
Da subito
abbiamo cominciato a subire le conseguenze negative delle politiche sui
contratti e sulla precarietà del lavoro, sulla scuola e la sanità, sulle
pensioni e sul trattamento di fine rapporto, sul territorio e le grandi opere,
che si accompagnano, ancora oggi come ieri, a quelle sulle missioni all’estero
e sulle basi militari.
Anzi la continuità sostanziale con il precedente
governo, già evidente in tutti questi settori, presenta addirittura un
peggioramento se si guarda, per esempio, a quanto di innovativo
contiene la finanziaria nel campo delle spese militari – per la prima volta viene
creato un fondo per le missioni di un miliardo di euro all’anno e si aumenta il
budget complessivo di queste spese portandolo a 21 miliardi – e se si guarda,
senza il fumo negli occhi delle “coperture” fornite dall’ONU, alle motivazioni
profonde d’ogni missione militare, compresa quella del Libano.
Dunque, le decisioni
di questo governo, in ambito militare, sono state il nuovo intervento in
Libano, il raddoppio della base USA a Vicenza e, ultimo in ordine di tempo, il rifinanziamento della missione in Afghanistan, avvenuto,
per giunta, senza necessità dei contributi parlamentari pure offerti dal
centrodestra.
Tuttavia
il movimento contro la nuova base USA di Vicenza ha segnato
con le due straordinarie manifestazioni
del 2 dicembre e del 17 febbraio una svolta contro le politiche belliche del
governo e riaperto il terreno di una possibile stagione di lotte che voglia
rompere la complicità dell’Italia con la guerra permanente.
Il
territorio del nostro paese è costellato di basi militari italiane, statunitensi e Nato dove vengono addestrate e da cui partono le truppe
per i vari teatri di guerra.
Alcune di
queste si trovano a pochi chilometri di distanza dall’aeroporto milanese di Malpensa, in un territorio compreso tra Bellinzago Novarese, Solbiate Olona e l’aeroporto militare di Càmeri.
Esse costituiscono un complesso coordinato per rifornire la logistica (carburante, trasporto di truppe e di mezzi) per l’impiego nelle varie zone di guerra.
L’aeroporto
di Càmeri, dove da tempo viene
effettuata la manutenzione dei cacciabombardieri Tornado ed Eurofighter,
è
anzi stato designato anche come luogo in cui saranno assemblati e in cui saranno
effettuate le prove di volo degli F35,
che l’Italia s’è impegnata ad
acquistare per almeno 100 esemplari, con una spesa complessiva che supererà i 15
miliardi di euro: come una intera finanziaria…
Si tratta di cacciabombardieri stealth,
cioè invisibili, di quinta generazione, perfette
macchine d’attacco al suolo, che, se necessario, possono pure trasportare armi
nucleari.
Avremo,
dunque, aerei invisibili in prova, a cinquanta secondi di volo dal maggiore
aeroporto milanese…
Contro questo progetto, contro tutte le basi,
prepariamo la mobilitazione nel territorio novarese
e partecipiamo
alla manifestazione prevista per
sabato 19 maggio
Appuntamento
alla stazione ferroviaria di Novara alle ore 15
coordinamento milanese
contro la guerra
fip milano 25 aprile 07