CONTRO L’AUTONOMIA SCOLASTICA

CONTRO LE AF-FONDAZIONI DI FIORATTI

CONTRO IL DISEGNO FORMIGONIANO

Tra finanziarie, decreti e progetti di legge di vecchi e “nuovi” governi nazionali e regionali

“Piovono pietre”.

Riaffiliamo le armi della critica: all’origine di tutto l’autonomia scolastica

 

Con un decreto del gennaio scorso, il ministro Fioroni e il governo Prodi ci hanno scodellato l’ennesima fregatura di marca liberista: l’equiparazione del regime fiscale degli istituti scolastici a quello delle Fondazioni. Il coro mediatico ha salutato l’evento come una grandiosa opera di modernizzazione; la giaculatoria ministeriale che ha accompagnato l’operazione ci ha informato che chi finanzierà gli istituti scolastici godrà delle stesse agevolazioni fiscali previste per le donazioni alle fondazioni: deduzione del 19% dell’importo elargito.

Si tratta dell’ulteriore tappa nel processo di aziendalizzazione-privatizzazione della scuola italiana inaugurato da un altro centro-sinistra, e ben accolto dal centro-destra morattiano, con la legge sull’Autonomia scolastica (Dpr 275/99) che ha consegnato le scuole nelle mani dei neo-dirigenti e preparato il terreno per la trasformazione definitiva delle scuole in imprese e per la loro sottomissione a interessi privati e alle logiche di mercato.

In questo rinvigorito clima culturale e complice ancora la “sinistra” riforma del Titolo V della Costituzione, nonché il famigerato principio di sussidiarietà, il sedicente governatore della Lombardia Formigoni può ritornare all’attacco dell’istruzione professionale per avocarla a sé depauperando saperi, tagliando posti di lavoro, lucrando.

In questo contesto la benedizione dei poteri forti di Confindustria.

Nulla di tutto ciò poteva compiersi senza l’apporto di una profonda offensiva ideologica condotta sul piano culturale e del linguaggio: l’autonomia come il contrario dell’autonomia culturale della scuola, la qualità come interpretazione del mondo attraverso la lente aziendale, la formazione come l’opposto dello sviluppo delle capacità critiche dell’individuo.

Così la scuola, frantumata in diecimila microrealtà che si volevano in competizione tra di loro, ha mutuato il linguaggio del mercato: la domanda e l’offerta formativa, il cliente-studente, la mission e ha cominciato ad occuparsi dell’immagine, del business delle cosiddette certificazioni di qualità, della pubblicità della propria merce-formazione. Il supermarket  della scuola vorrà sempre più voracemente marketing e sponsor e sempre meno libri e cultura; sempre più trasmetterà servaggi e sempre meno costruirà libertà da essi.

E ciò sta avvenendo non senza effetti profondi sul piano dell’identità di una categoria di lavoratori e lavoratrici che, nel tentativo di fronteggiare la perdita del potere d’acquisto dei propri stipendi, sono stati divisi nella conquista di quote di salario incentivante dall’introduzione del Fondo dell’Istituzione. Uno strumento, quest’ultimo, del tutto funzionale al progetto complessivo di aziendalizzazione cui, sul piano sindacale, è corrisposta l’istituzione delle RSU, organismi sempre più costretti a cogestire il nuovo modello di scuola-impresa, piuttosto che rappresentare un allargamento dei diritti e degli spazi di agibilità dei lavoratori.

 

Il convegno che si svolge oggi all’Assolombarda accoglie proprio quanti con maggior forza hanno promosso tali processi di privatizzazione e aziendalizzazione della scuola e di spudorata devoluzione del ghiotto settore dell’Istruzione professionale alla Regione.

 

Come a Berlinguer, diciamo NO

a Fioroni, al rilancio dell’Autonomia, alle Scuole-Fondazioni.

Come a Moratti, diciamo NO

a Formigoni, a Confindustria, ai Poli “Qualità”

 

COBAS SCUOLA MILANO

Milano 21.05.2007